Prestiti per Dipendenti Privati

Finanziamenti e prestiti per dipendenti privati

Per un dipendente privato esistono diverse modalità di accesso alla cessione di credito.
Può:

  1. rivolgersi al proprio istituto bancario;
  2. rivolgersi ad una società finanziaria;
  3. appoggiarsi alla finanziaria interna ad un’Azienda nel caso in cui sia necessario richiedere un prestito finalizzato all’acquisto di un prodotto (es. grandi elettrodomestici, automobili, etc.)

Prestito con la propria banca

Appoggiarsi alla banca presso cui si ha il proprio conto corrente presenta diversi vantaggi, primo fra tutti il rapporto umano che si crea tra banca e cliente, specie se questo è fidelizzato da diverso tempo.
Particolarmente indicata questa soluzione nel caso in cui si abbia la necessità di accedere a crediti di piccola entità (ovviamente per i mutui tale scelta diventa obbligata, essendo le banche le uniche in grado di erogare tale genere di finanziamento), in quanto molto spesso questi piccoli prestiti vengono gestiti direttamente dalla filiale che valutano se procedere o meno con l’emissione del credito senza tenere conto di tutta quella serie di requisiti che invece una società finanziaria tiene sempre e comunque in considerazione.

Ad esempio, il fatto di avere acceso un mutuo per l’acquisto di un immobile presso una certa banca, può, contrariamente a quanto sembra, essere una fonte di garanzia per l’istituto sul rientro del credito, a patto, ovviamente, che il cliente sia puntuale e regolare nei pagamenti delle rate.
In sostanza, l’interesse della banca è erogare una cifra per rientrarne con gli interessi, e se un cliente è solido e ha uno storico positivo, concedergli un prestito va a proprio vantaggio.

C’è una maggiore flessibilità presso gli istituti. Ovviamente un dipendente deve possedere determinati requisiti “minimi” per poter inoltrare una qualsiasi richiesta, sia essa un piccolo prestito o l’emissione di una carta di credito.
Il dipendente deve dimostrare di essere assunto a tempo indeterminato (o con contratto a termine purchè l’ultima rata preveda il saldo entro la scadenza del contratto stesso), presentare una copia dell’ultima busta paga o dell’ultima Certificazione Unica (ex CUD) ricevuta dall’azienda presso cui lavora.
Viene verificata la residenza solitamente tramite la presentazione di un’utenza, e ovviamente sono necessari un documento di identità ed il codice fiscale.

I tassi di interesse sono generalmente i più bassi proposti tra le varie opzioni tra cui un dipendente privato può scegliere e variano a seconda della motivazione per cui il cliente richiede l’erogazione del prestito.

I prestiti di solito non hanno durate molto lunghe (la dilazione massima è di circa 60 mesi), e vengono concessi a chi ha la possibilità di dimostrare di percepire un reddito. Casalinghe, studenti, pensionati necessitano sempre della firma di un garante.

Appoggiarsi ad una società finanziaria

Qualora un dipendente non ritenesse opportuno richiedere un prestito ad una banca, esistono numerosissime società finanziarie private (che comunque si appoggiano o collaborano con i maggiori istituti bancari) presso cui è possibile richiedere una consulenza per valutare la cessione di un credito.

Rispetto ad una banca, i paletti posti dalle finanziarie sono decisamente più rigidi, soprattutto da un punto di vista dell’analisi della storia creditizia del richiedente.
Le politiche differiscono da una finanziaria ad un’altra – ci sono società per le quali è più importante che il cliente sia censito presso i loro database e i con qualche piccola “macchia” relativa a ritardi su pagamenti di altro genere rispetto a chi è sconosciuto ai loro archivi.
Solitamente comunque vengono presi in esame gli stessi fattori richiesti dalle banche (tipo di contratto lavorativo, durata dello stesso, composizione del nucleo familiare, dati relativi all’abitazione, reddito mensile percepito) sommati però all’analisi della posizione in CRIF (Centrale rischi) del richiedente.

Può essere sufficiente il mancato pagamento di un paio di rate anche di minimo importo per impedire l’erogazione di nuovi finanziamenti almeno per 12 mesi; i periodi si allungano al peggiorare della gravità dei ritardi nello storico del richiedente.

Accertata quindi la “sanità” del cliente, le finanziarie procedono con la liquidazione della cifra richiesta entro pochi giorni dall’autorizzazione ricevuta o dalla filiale o eventualmente dall’ufficio delibere competente.

Finanziarie interne alle aziende

Molto spesso per il credito al consumo, o come ad esempio nel caso di acquisti effettuati tramite sistemi di vendita diretta, le aziende si appoggiano a finanziarie interne o hanno con quelle di cui abbiamo parlato in precedenza delle convenzioni particolari che cercano di agevolare da un punto di vista della solvibilità i clienti finali, così da facilitare la promozione e l’acquisto del prodotto.

In caso di finanziarie gestite all’interno della commerciale, non esiste un unico modus operandi nel procedere alla valutazione del finanziamento.
Spesso le aziende per tutelarsi del mancato rientro richiedono parte del pagamento in anticipo sottoforma di caparra confirmatoria, e procedono con l’invio della merce soltanto al raggiungimento di una determinata soglia di pagamento, mantenendo fino al saldo totale la riserva di proprietà sul prodotto.

Accesso al credito: le opportunità per il dipendente privato

Il prestito a dipendenti privati una forma di finanziamento che comunque sta andando scomparendo in quanto di difficile gestione e soprattutto di difficile accettazione da parte dell’utente finale.
Le convenzioni con le società finanziarie invece permettono, con la sola controindicazione di tassi di interesse piuttosto alti, di dare svariate possibilità al potenziale cliente che vuole procedere con l’acquisto ma non ha la disponibilità di sufficiente liquidità per coprire l’importo richiesto.

Queste convenzioni possono:

  • finanziare clienti fino a 75 anni senza la firma di un garante;
  • finanziare clienti senza reddito quali casalinghe o studenti, anch’essi senza dover procedere con una coobligazione;
  • dilazionare il pagamento con un periodo di preammortamento che permette di avere il bene in casa ed iniziare a pagarlo dopo 60, 90 o 120 giorni;
  • scegliere tra un ampio ventaglio di possibilità sia di importi sia di durate (sempre con il limite massimo di 60 mesi).

Per un dipendente privato quindi si aprono diverse possibilità per accedere al credito, qualsiasi sia l’utilizzo finale che ne deve fare.
Possiamo dire che questa figura si trova a metà, parlando in termini di semplicità e possibilità di richiedere un finanziamento, tra un dipendente pubblico (il quale ha in aggiunta l’agevolazione di poter richiedere la cessione del quinto dello stipendio, possibilità quasi preclusa al privato in quanto difficilmente esistono aziende non statali tanto solide da poter essere considerate “sostituto” della finanziaria nelle trattenute mensili) ed il lavoratore autonomo, il quale invece deve produrre un grosso quantitativo di garanzie e documentazione specifica per poter eventualmente ottenere un piccolo prestito a fronte di numerosi controlli sulla sua persona e sulla sua attività.